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I problemi dell’infanzia: la Terapia Indiretta

Elena Dacrema 11 Febbraio 2018 Tag:, , , Blog
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Se c’è qualcosa che vorremmo cambiare in un bambino, dovremmo prima esaminarla e vedere se non è qualcosa che faremmo meglio a cambiare in noi stessi. C.G. Jung

La Terapia Breve Strategica è un approccio all’avanguardia e, anche nel caso dei problemi legati all’infanzia, ha l’obiettivo di portare a soluzione il problema in breve tempo trovando soluzioni per favorire anche un cambiamento duraturo.

In contesto educativo l’intervento può durare anche poche sedute (i bambini sono più “plastici”, reagiscono più velocemente al cambiamento).

Come mai si parla di Terapia Indiretta?

Quando un bambino ha meno di 14 anni, nella maggior parte dei casi, noi terapeuti strategici svolgiamo la seduta con i genitori e non vediamo il bambino. Così come, nel caso in cui il problema sia manifestato in contesto scolastico, trattiamo il problema insieme agli insegnanti, sempre in modalità indiretta.
In sostanza, diamo indicazioni solo agli adulti coinvolti nella gestione del bambino e con cui si manifesta il problema.

In questo modo evitiamo che il bambino, portato dallo specialista, si senta “malato” e quindi che poi si comporti in tal modo per poi dover ritornare a comportarsi come “sano”.

Se si stabilisce un buon accordo con gli adulti possiamo fare in modo che i genitori/gli insegnanti si sentano gli artefici del cambiamento del sistema in quanto eletti a co-terapeuti.

L’obiettivo è quello di modificare la sequenza di interazione adulto/bambino: se si riesce a far ciò anche il problema del bambino ne viene influenzato in senso positivo.

Questa modalità di terapia indiretta viene utilizzata per molti dei problemi legati all’infanzia:

Problemi di attenzione e iperattività
Disturbo oppositivo-provocatorio
Paure e fobie
Disturbo da evitamento
Dubbio ossessivo
Disturbo ossessivo compulsivo
Enuresi notturna
Mutismo selettivo

Negli studi di Castel San Giovanni (PC), Piacenza e Rapallo (GE) mi occupo di Terapia Breve Strategica e Terapia indiretta.

Bibliografia

Botti, M., Dacrema, E. Educazione Strategica. Rimedi strategici ad uso di genitori e insegnanti alle prese con ragazzi difficili. Edizioni ILMIOLIBRO.IT. Gruppo Editoriale L’Espresso.

 

 

 

GUARDARSI DENTRO RENDE CIECHI

Elena Dacrema 19 Dicembre 2017 Tag:, Blog
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Chiunque può essere “felice”

ma rendersi “infelici” è una cosa che si impara

Paul Watzlawick

 

La scorsa settimana durante un corso di Inglese, mi ha colpito una spiegazione che l’insegnante ci ha fornito. Riferendosi ai significati specifici di certe espressioni, ci disse che “to be self-conscious” significa anche avere un malessere, essere a disagio perché preoccupato di ciò che devi fare o di ciò che la gente pensa di te.

Questo immediatamente mi ha fatto venire alla mente alcune riflessioni riguardo alla consapevolezza: spesso i pazienti sono consapevoli dei propri problemi ma questa consapevolezza riguardo alla propria storia e al proprio comportamento non necessariamente li porta a riuscire a superare la sofferenza e a cambiare comportamento.

Ci sono alcuni filoni di pensiero che ritengono fondamentale l’introspezione ma alcuni terapeuti, come Paul Watzlawick (1921-2007) purtroppo hanno sostenuto che a volte la sola introspezione può far stare anche peggio. Dei suoi casi, non ne ricordava uno solo in cui il paziente fosse cambiato solo grazie all’autoconsapevolezza.

Per questo in Terapia Breve Strategica seguiamo le orme di Paul Watzlawick, che tra l’altro è stato il maestro del mio professore Giorgio Nardone: non ci basiamo su una causalità lineare ma su una causalità circolare che mostra come le persone tornino più volte sulle proprie azioni. Si affrontano problemi specifici in modo più diretto per ottenere risultati più rapidi e efficienti, adattando la comunicazione e la relazione in base al problema della persona che ci chiede aiuto.

BIGLIOGRAFIA

Watzlawick, P. (2007). Guardarsi dentro rende ciechi. Milano: Ponte alle Grazie.

Comunicare con lo stato di WhatsApp

Elena Dacrema 27 Novembre 2017 Tag: Blog
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Ormai molte persone, oltre ad utilizzare i social network come Facebook e Instagram fanno un largo uso dell’applicazione di messaggistica WhatsApp. Con questa applicazione é semplice scambiarsi messaggi, anche in gruppo, inserire proprie foto come profilo e, ultimamente, pubblicare uno stato (foto, aforismi, frasi..) visibili per 24 ore.

Un aspetto che mi incuriosisce e’ notare come spesso, questi stati, soprattutto le frasi che vengono inserite in questa sezione, siano “postate” proprio per mandare una comunicazione subliminale a qualcuno.

E questo non solo in adolescenti, ma soprattutto in adulti.

Esaminiamo questa frase

Poiché, secondo il primo assioma della comunicazione, è impossibile non comunicare, è evidente che questa comunicazione è rivolta a qualcuno, qualcuno che molto probabilmente ci ha tradito.

Che riflessione possiamo fare su questa comunicazione?

Che forse non siamo così bravi a gestire le nostre emozioni e i nostri conflitti con noi stessi e con gli altri. E’ più facile mettere uno stato “evocativo” piuttosto che affrontare direttamente un’amica e dire che ci ha deluso…e’ meglio mantenere il nostro orgoglio, piuttosto che dire al fidanzato, con cui abbiamo litigato, che ci manca.

Non lamentiamoci sempre dei giovani! Anche noi adulti mettiamoci in discussione.

La paura delle decisioni

Elena Dacrema 16 Novembre 2017 Tag:, , , Blog
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Ciò che un soggetto fa per difendersi dalle proprie fragilità

gli si ritorce contro in virtù del suo successo.

Giorgio Nardone

 

Una questione che spesso i pazienti ci pongono è il timore di assumersi la responsabilità di decisioni importanti.

Nella nostra società, sempre più complessa e tecnologica, che offre molteplici possibilità di scelta, è ancora più difficile decidere tra le varie possibilità.

Questa difficoltà di assumersi la responsabilità delle decisioni il più delle volte dipende dall’incapacità di gestire paure, angosce e ansie.

Ogni decisione implica un rischio, una rinuncia. Per ogni “sì” deve esserci un “no”.

Già Aristotele, pensando alla decisione, immaginava un cane affamato incapace di scegliere tra due porzioni di cibo ugualmente invitanti.

E’ un’esperienza di confine: una scelta ne taglia fuori altre. Scegliere una donna, una scuola o una carriera significa escluderne altre.

Il fatto di decidere ci costringe a confrontarci con il territorio della PAURA: la paura di sbagliare, di non essere all’altezza, di esporci e di perdere il controllo, di essere rifiutati.

Chi fatica a decidere deve fare i conti con uno di queste problematiche che possono essere gestite, nell’ambito di una psicoterapia breve-strategica, analizzando e modificando i tentativi disfunzionali che le persone mettono in atto davanti al problema stesso. Ad esempio, se voglio evitare ciò che mi spaventa e rimando all’infinito le mie responsabilità, tentando di delegarle agli altri, volente o nolente, sto peggiorando la mia difficoltà a prendere decisioni, con lo svantaggio di decidere, comunque, di far decidere agli altri.

Proprio per questo, guai a prendere decisioni per il paziente, soprattutto se la sua difficoltà è decidere. Lo scopo è piuttosto aiutare la persona ad arrivare a sentire che, volente o nolente, ognuno di noi è responsabile se stesso. Attraverso il succedersi delle nostre scelte, azioni e fallimenti nell’azione, alla fine diamo forma a noi stessi. Purtroppo o per fortuna “siamo condannati alla libertà (J.P. Sartre).


Bibliografia

Nardone, G. (2014). La paura delle decisioni. Milano: Ponte alla Grazie.

Yalom, I. D. (2014). Il dono della terapia. Vicenza: Neri Pozza Editore.

Anoressia: significati e soluzioni

Elena Dacrema 1 Agosto 2017 Tag: Blog, Senza categoria
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“L’astinenza perfetta è più facile della perfetta moderazione”. Agostino da Ippona

L’anoressia  colpisce perlopiù individui di sesso femminile in età prepuberale e puberale. E’  caratterizzata dal rifiuto del cibo sulla base dell’idea di essere grasse. Idea che rispecchia però una percezione alterata del peso e del corpo: infatti i soggetti che ne soffrono non sono persone grasse ma prevalentemente ragazze che stanno sempre più dimagrendo.

Si stabilisce un fenomeno assurdo per cui più dimagrisco e più mi vedo grassa in quanto il dimagrimento elevato causa distorsioni percettivo-cognitive che portano alla persona a vedere il proprio corpo con una sorta di lente deformante.

Di recente si osserva come la grave sintomatologia restrittiva esploda molto rapidamente e con cali di peso vertiginosi nell’arco di pochi mesi: La maggioranza delle ragazze che riescono a mandare avanti questo stile restrittivo oppure la sua variante (abbuffate con vomito o  compensazione con esercizio), a causa delle conseguenze del problema, si chiudono in isolamento che conduce la patologia a peggiorare ulteriormente.

Centrale nell’anoressia è la dimensione del rifiuto che può avere varie funzioni:

  • Il rifiuto può essere una domanda di “qualcosa” a “qualcuno”: l’anoressia nella sua forma isterica/nevrotica orchestra il rifiuto come un desiderio di essere a propria volta desiderati/tenuti in considerazione dall’altro (ad es. il genitore).
  • Il rifiuto come difesa dalla pulsione – infatti il calo ponderale provoca nel soggetto una sorta di anestesia affettivo-emotiva, una sorta di armatura protettiva dalle emozioni.
  • Il rifiuto come modalità di separazione: attraverso il “NO!” al cibo e a tutto ciò che è piacevole la persona ha l’illusione di essere totalmente indipendente dall’altro.
  • Rifiuto nella funzione di godimento: l’anoressica nevrotica dell’insoddisfazione/privazione che si provoca.

Al di là dei significati, spesso però la vera conoscenza del problema è la sua soluzione.

A livello di trattamento, la psicoterapia per l’anoressia giovanile ( che si sviluppa dalla giovane età fino ai 19 ani) richiede un intervento che coinvolga direttamente i genitori, nel caso dell’anoressia adulta invece è più funzionale un processo terapeutico individuale.


Riferimenti Bibliografici

Cosenza D. (2008), Il Muro dell’Anoressia. Casa ed. Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma.

Nardone G., Portelli C. (2005), Knowing through changing: The evolution of brief strategic therapy, Crown House Publishing, Glasgow.

Nardone G., Valteroni E. (2017), L’anoressia giovanile, Ponte alle Grazie, Milano.