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La paura patologica

Elena Dacrema 20 maggio 2017 Tag:, , Blog
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Troppi di noi non vivono i loro sogni perché stanno vivendo le loro paure.
Anonimo

 

I disturbi basati sulla paura sono tra i più diffusi tra le patologie umane, ci basta pensare il 20% delle persone ne soffre (Organizzazione Mondiale della sanità – dati riferiti al 2000).

Sono problematiche che possono assumere varie forme: la paura di perdere il controllo ed impazzire, le fobie relative ad animali o oggetti, la paura delle malattie, la paura di volare, l’agorafobia, la claustrofobia e tante altre.. Ogni problematica ha una sua peculiarità ma anche un minimo comune dominatore che consiste nel meccanismo che porta a strutturare ed aggravare il problema. In altre parole, chiunque soffra di un disturbo fobico – basato sulla paura – mette in atto alcuni tentativi di soluzioni disfunzionali: l’evitamento, la richiesta di aiuto e il controllo che fa perdere il controllo.

Questi tentativi di soluzione sono vere e proprie psicotrappole: la persona, evitando, si costruisce passo dopo passo la patologia in cui rimane imprigionata: ogni evitamento prepara quello successivo; se non riesce ad evitare chiede aiuto ad altri e sviluppa in questo modo dipendenza dall’aiuto altrui. Inoltre il fatto di tentativo di mantenere il controllo fa perdere il controllo stesso creando una sorta di tilt per quanto riguarda i parametri psicofisiologici (battito del cuore, sudorazione, respiro…).

Esistono diversi gradi di severità dei disturbi: lieve, quando il soggetto subisce la paura in determinate condizioni minacciose; media, quando il soggetto è travolto dalla paura di fronte a condizioni spaventose ma al di fuori di queste vive in modo normale; severa, quando la paura è invalidante fino a trasformarsi in panico.

Una terapia realmente efficace ed efficiente per i disturbi fobici deve essere focalizzata sull’interruzione del circolo vizioso che il soggetto alimenta attraverso le sue tentate soluzioni disfunzionali, non sulla spiegazione di ciò che il soggetto sbaglia, in quanto la paura è una reazione immediata e la ragione non è in grado di controllarne la reazione.

La terapia breve strategica permette di guidare la persona a guardare in faccia la paura senza restarne paralizzati attraverso opportune tecniche efficaci e replicabili ed ormai considerate le strategie elettive per i disturbi d’ansia e i disturbi di panico.

Bibliografia

Nardone, G. (1993). Paura, Panico, Fobie. Firenze: Ponte alle Grazie

Nardone, G. (2000). Oltre i limiti della paura. Milano: Rizzoli.

Nardone, G. (2003). Non c’è notte che non veda il giorno. Milano: Ponte alle Grazie.

La paura di farsela addosso

Elena Dacrema 26 marzo 2017 Tag:, , , , Blog
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“La libertà vera non è fare quello che ci pare, ma vivere come creature libere dalla paura.”
SUSANNA TAMARO


Purtroppo di paure ne esistono tante quante se ne possono inventare! Proprio per questa ragione ci può essere chi sviluppa, solitamente a causa di qualche esperienza spiacevole in cui è stato male per caso, la paura di perdere il controllo delle proprie funzioni corporeee.  Tra queste paure vi è la paura di farsela addosso.

Come abbiamo già accennato, questo disturbo ha alla base la paura di perdere il controllo per cui la persona più cercherà di controllare i segnali che vengono dal proprio corpo, più perderà il controllo stesso.

Spesso chi teme di avere disturbi intestinali in pubblico comincia a controllare la situazione già dal risveglio: la persona si sente più sicura se prima di uscire di casa riesce ad andare in bagno. Se questo non accade probabilmente sentirà ansia ed allarme.

Inoltre una tentata soluzione è quella di evitare luoghi non conosciuti in cui può non esserci un bagno a disposizione, evitare mezzi pubblici come autobus, treno….ed in questo modo la situazione può diventare invalidante poiché possono venire compromessi anche i rapporti sociali o il funzionamento lavorativo.


La Terapia Breve Strategica, di cui mi occupo, è uno degli approcci d’elezione per problematiche su base ansiosa di questo tipo in quanto permette alla persona di sbloccare il circuito reiterato di tentate soluzioni disfunzionali messe in atto per gestire il problema attraverso indicazioni studiate ad hoc per il problema ed in un secondo momento di far costruire alla persona nuovo e più funzionale equilibrio.

Bibliografia
:

Nardone, G., Portelli, C. (2013). Ossessioni, compulsioni, manie. Capirle in tempi brevi. Milano: Ponte alle Grazie.

La paura degli animali: la zoofobia

Elena Dacrema 10 gennaio 2017 Tag:, , , , , Blog
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La paura patologica rappresenta un’estesa area clinica : ne soffre il 20% della popolazione secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (dati risalenti al 2000).
Esistono vari tipi di paure, tra queste vi è anche la zoofobia ovvero la paura di incontrare specifici animali, paura che può arrivare fino al panico.
Fino al periodo dell’industrializzazione – prima dell’esodo dalle campagne e della costituzione dei grandi centri urbani era più frequente la paura di animali pericolosi. Si pensi comunemente ai serpenti, temuti perché pericolosi.
La vita cittadina ha portato a nuove forme di zoofobia: attualmente sono diffuse la fobia dei piccioni, quella dei cani e dei ratti. Animali temuti non tanto per la pericolosità ma per la loro diffusione capillare.
Ad esempio, il piccione suscita paura per l’imprevedibilità di movimento, per la sensazione che dà alla persona di essere perseguitata e per il rumore delle ali che sbattono. Inoltre per alcune persone i piccioni sono minacciosi perché portatori potenziali di parassiti e infezioni.
Quindi ciò che fa scatenare il panico è soprattutto l’incontrollabilità di tali animali e il fatto che possono portare sporco, malattie e infezioni.
Molte persone hanno paura di ragni ed insetti: questa è una paura atavica ma bisogna rilevare come il loro numero si sia fortemente incrementato negli ultimi anni.
Fortunatamente le zoofobie solitamente non sono invalidanti a meno che la persona non sia costretta a confrontarsi frequentemente con lo stimolo fobico e solitamente in questo caso le persone chiedono di seguire una terapia.
Una terapia realmente efficace ed efficiente per le fobie deve essere focalizzata sull’interruzione del circolo vizioso controproducente che il soggetto alimenta attraverso i suoi tentativi fallimentari di gestione della paura:

  • L’evitamento > evitare di rischiare di incontrare certi animali (evitare certe piazze per chi teme i piccioni..).
  • La Richiesta di aiuto > far scacciare l’animale temuto da un amico o da un familiare.
  • Prendere precauzioni > per esempio, cambiare strada nel caso si incontri un piccione.

Questi tentativi di soluzione messi in atto dalla persona purtroppo non fanno altro che incrementarne la paura quindi è importante guidare il soggetto a smontare le soluzioni disfunzionali utilizzando specifiche manovre e stratagemmi terapeutici che la Terapia Breve Strategica ha messo a punto.
Lo scopo è di permettere alla persona di avvicinarsi progressivamente allo stimolo temuto.

Bibliografia:
Nardone G., Non c’è notte che non veda il giorno. La terapia in tempi brevi per gli attacchi di panico., Ponte alle Grazie, Milano, 2003.

L’elaborazione del lutto

Elena Dacrema 28 dicembre 2016 Tag:, , , Blog
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"Cio’ che è più amaro nel dolore di oggi, è il ricordo della gioia di ieri"Kahlil Gibran

Ho deciso di scrivere quest’articolo dopo la lettura di un romanzo – “Un figlio ” di Alejandro Palomas, autore spagnolo. E’ un libro molto coinvolgente che si legge tutto d’un fiato e ci fa riflettere su questo argomento.

Nel libro il protagonista è Guille, un bambino di quarta elementare, mandato su consiglio della sua maestra dall’orientatrice della scuola ( che in Italia corrisponderebbe ad una psicologa scolastica) perchè alla richiesta : – Cosa vuoi fare da grande? – il bambino replica:- Mary Poppins. La maestra, ricevendo questa risposta si allarma perchè pensa che il bambino abbia problemi a casa e voglia fuggire in un mondo fantastico in quanto sua madre è lontana per lavoro ed il padre è disoccupato.

In realtà la storia di Guille – non voglio raccontare troppi dettagli per chi volesse leggere il testo – parla di un bambino che è consapevole che la madre lo ha lasciato e cerca di proteggere il padre come meglio può in quanto è il padre che, depresso, non riesce ad accettare la perdita della moglie.


Come è possibile però elaborare un lutto? Il lutto, porta con sè inevitabilmente l’esperienza del dolore.

Il lavoro del lutto è la possibilità di simbolizzare la perdita e attraversare il dolore.

E’ un lavoro psichico che richiede appunto di attraversare il dolore, richiede tempo e memoria.  In terapia breve strategica, alle persone che hanno subito la perdita di una persona cara, chiediamo di costruire una Galleria dei ricordi ossia costruire una galleria di momenti passati con la persona che è mancata cercando di recuperare i momenti positivi delle esperienze vissute con quella.

Il lavoro del lutto purtroppo fallisce se la persona non accetta la perdita, la nega o all’opposto se non riesce a staccarsi da quella persona.

Bibliografia

Alejandro Palomas. Un figlio. Neri Pozza editore (2016)

 

 

La paura del successo: Nikefobia

Elena Dacrema 27 novembre 2016 Tag:, , , , Blog
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Quando gli dei vogliono punirci, avverano i nostri desideri.
(Karen Blixen)

Nikefobia letteralmente significa “paura di vincere” (terminologia greca composta da “nike” vittoria e “phobos” ovvero paura). Nike nell’Antica Grecia era infatti la Dea della Vittoria.

Il disturbo è stato identificato per la prima volta negli anni ’70 dalla psicologa Matina Horner e si basa sull’ipotesi che la persona si tenesse lontana dalla realizzazione per paura delle conseguenze del successo.

Matina Horner nel 1972 valutò le reazioni positive o negative al successo ad un test psicologico (TAT –Thematic Apperception Test) e trasse la conclusione che il 65% delle donne che rispondevano negativamente lo avevano fatto per un anticipazione delle conseguenze negative dovute al successo. In particolare, secondo la Horner, soprattutto le donne imparano che il successo in certe aree (area accademica, intellettuale) rappresenta una sorta di differenza rispetto alle norme sociali prescritte e poteva comportare critiche a livello sociale. Quindi, il successo in certi contesti per la Horner poteva essere in conflitto con la femminilità.

Altri autori come Metzler e Conroy (2004) valorizzano il contributo della Horner per aver individuato la fobia del successo ma non sono d’accordo nel ritenere questo problema come più prettamente femminile.

Secondo questi studiosi gli atleti con fobia del successo possono manifestare:

  • Isolamento Sociale ed emotivo;
  • Senso di colpa per affermarsi nella competizione;
  • La paura di scoprire il loro vero potenziale;
  • L’ansia circa la possibilità di superare il record stabilito da una persona stimata in quell’ambito sportivo/lavorativo;
  • Pressione di dover costantemente per soddisfare o superare la propria precedente migliore prestazione (Metzler & Conroy, 2004)

Queste manifestazioni illustrano conseguenze negative del successo che possono affliggere sia uomini sia donne e possono riguardare anche non-atleti.

Comunque, da un punto di vista pragmatico possiamo dire che la nikefobia si osserva sia in ambito sportivo sia in ambito lavorativo o in contesti in cui è richiesto di “fare performance”.

A causa della paura del successo, il comportamento osservato può essere descritto come una sorta di auto-sabotaggio che può ostacolare la crescita personale e il benessere.

Le persone che hanno paura del successo possono mettere in atto comportamenti di evitamento delle attività che facevano in momenti precedenti per paura di non riuscire a mantenere il successo che avevano ottenuto. Le conseguenze sono spesso insoddisfazione e rabbia.

Ad esempio, ambito sportivo si manifesta un minor rendimento in gara che in allenamento, evitamento della competizione sportiva, convincimento di non poter ripetere un’eccellente prestazione

La Terapia Breve Strategica, si occupa di varie forme di fobia e ha l’obiettivo di aiutare la persona a risolvere in tempi brevi il problema di cui soffre.

Il Centro di Terapia Strategica di Arezzo, fondato da Giorgio Nardone e che vanta collaboratori in tutta Italia e in nel resto del mondo si occupa anche della nikefobia.

In questo ambito il terapeuta ha come scopo iniziale quello di bloccare le tentate soluzioni prevalenti che mantengono il disturbo le quali possono essere l’evitare o il rimandare le prestazioni, l’ossessionarsi a dare performance eccellenti. Anche la pressione di altri a dare risultati significativi contribuisce talvolta ad amplificare il problema.

Lo scopo primario è pertanto gestire la paura di non saper mantenere i risultati raggiunti e togliere la pressione che si autoinfligge il soggetto o chi gli sta accanto.


Bibliografia

Nardone, Giorgio; Montano, Aldo; Sirovich, Giovanni. Risorgere e vincere. Ponte alle Grazie. (2012)

Horner, M.S. (1972). Toward an understanding of achievement-related conflicts in women. Journal of Social Issues, 28(2), 157-175.

Metzler, J.N., & Conroy, D.E. (2004). Structural validity of the fear success scale.

Sitografia

https://sites.google.com/site/motivationataglanceischool/fear-of-success