Tag <span class=paura" src="https://www.elenadacrema.com/wp/wp-content/uploads/2014/08/cropped-ele-4.jpg">

Tag paura

Emozioni …come gestirle?

Elena Dacrema 4 Novembre 2020 Tag:, , , Blog
featured image

"L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni; e così noi vediamo magia e bellezza in loro, ma, in realtà, magia e bellezza sono in noi."Khalil Gibran

Le emozioni – paura, rabbia, piacere, dolore – sono il nostro bagaglio più antico, la nostra parte più ancestrale. Proprio per questo motivo scattano come reazioni anche quando noi non lo vorremmo.

Preferiremmo essere in forma e sereni e poter scegliere cosa sentire e quando, invece non è così.

Le emozioni servivano ai nostri antenati per garantirsi la sopravvivenza, per attaccare il nemico o fuggire. Invece noi, uomini evoluti, quando ne sentiamo l’intensità ci spaventiamo e ci sentiamo vulnerabili anche perché certe reazioni come eccessiva rabbia e tristezza sono poco accettate socialmente.

Inoltre le emozioni che più facilmente reprimiamo sono quelle che, quando eravamo piccoli, gli adulti tolleravano meno da noi o che loro stessi erano difficilmente in grado di gestire.

Cosa facciamo allora?

Impariamo, così, a tenere le emozioni “sotto coperta”, a soffocare le emozioni che valutiamo come indesiderabili ed esprimiamo solo quelle accettabili.

Avete presente quando qualcuno ha avuto un problema e gli si chiede cosa fa per venirne fuori? La risposta tipica è “mi tengo occupato”. Questo è un meccanismo di difesa utile nel breve periodo ma poi diventa un meccanismo automatico che ci rende difficile arrivare a ciò che sentiamo veramente.

Le emozioni invece ci parlano di chi siamo e di quello che veramente vogliamo.

Cosa dovremmo fare?

“Ognuno di noi” recita un detto cinese, “va a dormire ogni notte con una tigre accanto. Non puoi sapere se questa al risveglio vorrà leccarti o vorrà sbranarti.”

La tigre siamo noi stessi con i nostri limiti e le nostre emozioni e l’unico modo per vivere bene è renderci amica la nostra tigre interiore.

In altre parole, il consiglio è di gestire le nostre emozioni concedendo loro uno spazio ed un tempo.

Se sono arrabbiato devo evitare di lasciar libera la rabbia socializzandola con tutti o aggredendo chi mi sta attorno, piuttosto dovrò dedicare a lei un tempo quotidiano in cui poterla ascoltare e scriverla.

Se sono triste devo evitare di socializzare il dolore e lasciarmi andare ad esso disperandomi, piuttosto dovrò dedicare uno spazio quotidiano al mio dolore.

Più cerchiamo di scacciare via un’emozione e più ci rincorrerà prepotentemente, quello che invece dovremmo fare è di ricercarla volontariamente.

Cantava saggiamente Vasco Rossi in una sua canzone che recitava:

Ho fatto un patto sai con le mie emozioni…
le lascio vivere e loro non mi fanno fuori!

Bibliografia e fonti

Nardone, G. (2003). Cavalcare la propria tigre. Ponte alle grazie

Nardone, G. (2019). Emozioni: istruzioni per l’uso. Ponte alle grazie

Rossi, V. da Manifesto futurista della nuova umanità, n. 2 Vivere o niente

Irene SmitAstrid Van Der Hulst  (2017). A Book That Takes Its Time: An Unhurried Adventure in Creative Mindfulness. Workman Publishing. New York.

 

 

 

 

 

Coronavirus: come affrontarlo?

Elena Dacrema 2 Marzo 2020 Tag:, , , , Blog
featured image

Il Coronavirus e l’angoscia

Come gestirlo? Come aiutare i bambini a comprendere questo fenomeno?

Il  celebre filosofo Umberto Galimberti, durante un’intervista su La7 il 25/02/2020, ci illustra come mai il Coronavirus ci spaventa così tanto.

Nei giorni scorsi questo allarme ha visto come protagonisti comportamenti totalmente irrazionali:  il “razziare” supermercati, procurarsi disinfettanti e mascherine tanto da lasciarne vuoti gli scaffali.

Nello specifico Galimberti ci spiega come la parola paura davanti a questo fenomeno sia impropria: il Coronavirus ci angoscia, non ci fa paura.

Vediamo dunque di definire questi termini e capire meglio.

La paura è un’emozione primaria che si attiva per difenderci da un pericolo reale o presunto.

La paura, davanti al pericolo, attiva il nostro organismo per difenderci stimolando reazioni di attacco o di fuga.

Nel caso del Coronavirus non si può parlare di paura perché la paura è legata ad un oggetto determinato. Bisogna parlare di angoscia[1] .

A differenza della paura, l’angoscia non si riferisce a nulla di preciso, è legata alla sfera del possibile: il Coronavirus è infatti qualcosa di indeterminato, è un nemico invisibile.

Chi può contagiarci? Non lo sappiamo..

Da dove viene il coronavirus? Non lo sappiamo.

Rimaniamo nell’ambito dell’indeterminatezza.

Quindi siamo a davanti ad un bel dilemma, come gestirlo?

In questi giorni siamo stati bombardati dai media che riportavano in continuazione il numero delle persone positive, dei ricoverati, dei decessi. Si parlava di zone rosse (dove il rosso richiama immediatamente l’idea del pericolo e dell’allarme), di militari e città deserte.

Dal punto di vista psicologico la prima indicazione è di evitare la ricerca compulsiva di informazioni: più si cercano informazioni e più si creerà confusione e e angoscia.

Cerchiamo solo poche notizie e da fonti affidabili (esempio, Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, OMS).

Se da un lato è necessario tutelarsi e tutelare gli altri mettendo in atto le dovute precauzioni, ad esempio evitando posti affollati, evitiamo di esasperare la situazione!

Usiamo il buon senso: evitiamo di saccheggiare i supermercati e di mettere in atto comportamenti irrazionali.

Cerchiamo in famiglia di evitare di parlare continuamente di Coronavirus e impegnarci in attività che ci piacciono (leggere, attività motoria in casa, cucinare…)

Come aiutare i bambini?

Bisogna evitare di lasciare soli i bambini davanti ai social network e alla tv e utilizzare il tempo per parlare con loro. E’ necessario spiegare loro con chiarezza quello che sta accadendo in modo che possano elaborarlo.

Attingendo nuovamente ad alcuni concetti esposti da Galimberti, ai bambini dobbiamo insegnare che il “male” esiste, che la vita ci pone degli ostacoli ma possono essere superati con il nostro impegno.

Purtroppo la vita è anche incertezza, è camminare in equilibrio sulla corda tesa e questo va necessariamente insegnato ai bambini.

[1] Angoscia è una parola filosofica introdotta da Kierkegaard per designare la condizione dell’uomo nel mondo.

Fonti:

  • https://www.la7.it/tagada/video/coronavirus-umberto-galimberti-non-si-deve-parlare-di-paura-ma-di-angoscia-25-02-2020-309384
  • Video diffuso da Feltrinelli Editore : Coronavirus, capire e reagire alla paura: il video di Galimberti. Registrato a Milano il 28 febbraio 2020.

 

 

La paura delle decisioni

Elena Dacrema 16 Novembre 2017 Tag:, , , Blog
featured image

 

Ciò che un soggetto fa per difendersi dalle proprie fragilità

gli si ritorce contro in virtù del suo successo.

Giorgio Nardone

 

Una questione che spesso i pazienti ci pongono è il timore di assumersi la responsabilità di decisioni importanti.

Nella nostra società, sempre più complessa e tecnologica, che offre molteplici possibilità di scelta, è ancora più difficile decidere tra le varie possibilità.

Questa difficoltà di assumersi la responsabilità delle decisioni il più delle volte dipende dall’incapacità di gestire paure, angosce e ansie.

Ogni decisione implica un rischio, una rinuncia. Per ogni “sì” deve esserci un “no”.

Già Aristotele, pensando alla decisione, immaginava un cane affamato incapace di scegliere tra due porzioni di cibo ugualmente invitanti.

E’ un’esperienza di confine: una scelta ne taglia fuori altre. Scegliere una donna, una scuola o una carriera significa escluderne altre.

Il fatto di decidere ci costringe a confrontarci con il territorio della PAURA: la paura di sbagliare, di non essere all’altezza, di esporci e di perdere il controllo, di essere rifiutati.

Chi fatica a decidere deve fare i conti con uno di queste problematiche che possono essere gestite, nell’ambito di una psicoterapia breve-strategica, analizzando e modificando i tentativi disfunzionali che le persone mettono in atto davanti al problema stesso. Ad esempio, se voglio evitare ciò che mi spaventa e rimando all’infinito le mie responsabilità, tentando di delegarle agli altri, volente o nolente, sto peggiorando la mia difficoltà a prendere decisioni, con lo svantaggio di decidere, comunque, di far decidere agli altri.

Proprio per questo, guai a prendere decisioni per il paziente, soprattutto se la sua difficoltà è decidere. Lo scopo è piuttosto aiutare la persona ad arrivare a sentire che, volente o nolente, ognuno di noi è responsabile se stesso. Attraverso il succedersi delle nostre scelte, azioni e fallimenti nell’azione, alla fine diamo forma a noi stessi. Purtroppo o per fortuna “siamo condannati alla libertà (J.P. Sartre).


Bibliografia

Nardone, G. (2014). La paura delle decisioni. Milano: Ponte alla Grazie.

Yalom, I. D. (2014). Il dono della terapia. Vicenza: Neri Pozza Editore.

La paura patologica

Elena Dacrema 20 Maggio 2017 Tag:, , Blog
featured image

 

Troppi di noi non vivono i loro sogni perché stanno vivendo le loro paure.
Anonimo

 

I disturbi basati sulla paura sono tra i più diffusi tra le patologie umane, ci basta pensare il 20% delle persone ne soffre (Organizzazione Mondiale della sanità – dati riferiti al 2000).

Sono problematiche che possono assumere varie forme: la paura di perdere il controllo ed impazzire, le fobie relative ad animali o oggetti, la paura delle malattie, la paura di volare, l’agorafobia, la claustrofobia e tante altre.. Ogni problematica ha una sua peculiarità ma anche un minimo comune dominatore che consiste nel meccanismo che porta a strutturare ed aggravare il problema. In altre parole, chiunque soffra di un disturbo fobico – basato sulla paura – mette in atto alcuni tentativi di soluzioni disfunzionali: l’evitamento, la richiesta di aiuto e il controllo che fa perdere il controllo.

Questi tentativi di soluzione sono vere e proprie psicotrappole: la persona, evitando, si costruisce passo dopo passo la patologia in cui rimane imprigionata: ogni evitamento prepara quello successivo; se non riesce ad evitare chiede aiuto ad altri e sviluppa in questo modo dipendenza dall’aiuto altrui. Inoltre il fatto di tentativo di mantenere il controllo fa perdere il controllo stesso creando una sorta di tilt per quanto riguarda i parametri psicofisiologici (battito del cuore, sudorazione, respiro…).

Esistono diversi gradi di severità dei disturbi: lieve, quando il soggetto subisce la paura in determinate condizioni minacciose; media, quando il soggetto è travolto dalla paura di fronte a condizioni spaventose ma al di fuori di queste vive in modo normale; severa, quando la paura è invalidante fino a trasformarsi in panico.

Una terapia realmente efficace ed efficiente per i disturbi fobici deve essere focalizzata sull’interruzione del circolo vizioso che il soggetto alimenta attraverso le sue tentate soluzioni disfunzionali, non sulla spiegazione di ciò che il soggetto sbaglia, in quanto la paura è una reazione immediata e la ragione non è in grado di controllarne la reazione.

La terapia breve strategica permette di guidare la persona a guardare in faccia la paura senza restarne paralizzati attraverso opportune tecniche efficaci e replicabili ed ormai considerate le strategie elettive per i disturbi d’ansia e i disturbi di panico.

Bibliografia

Nardone, G. (1993). Paura, Panico, Fobie. Firenze: Ponte alle Grazie

Nardone, G. (2000). Oltre i limiti della paura. Milano: Rizzoli.

Nardone, G. (2003). Non c’è notte che non veda il giorno. Milano: Ponte alle Grazie.

La paura di farsela addosso

Elena Dacrema 26 Marzo 2017 Tag:, , , , Blog
featured image

“La libertà vera non è fare quello che ci pare, ma vivere come creature libere dalla paura.”
SUSANNA TAMARO


Purtroppo di paure ne esistono tante quante se ne possono inventare! Proprio per questa ragione ci può essere chi sviluppa, solitamente a causa di qualche esperienza spiacevole in cui è stato male per caso, la paura di perdere il controllo delle proprie funzioni corporeee.  Tra queste paure vi è la paura di farsela addosso.

Come abbiamo già accennato, questo disturbo ha alla base la paura di perdere il controllo per cui la persona più cercherà di controllare i segnali che vengono dal proprio corpo, più perderà il controllo stesso.

Spesso chi teme di avere disturbi intestinali in pubblico comincia a controllare la situazione già dal risveglio: la persona si sente più sicura se prima di uscire di casa riesce ad andare in bagno. Se questo non accade probabilmente sentirà ansia ed allarme.

Inoltre una tentata soluzione è quella di evitare luoghi non conosciuti in cui può non esserci un bagno a disposizione, evitare mezzi pubblici come autobus, treno….ed in questo modo la situazione può diventare invalidante poiché possono venire compromessi anche i rapporti sociali o il funzionamento lavorativo.


La Terapia Breve Strategica, di cui mi occupo, è uno degli approcci d’elezione per problematiche su base ansiosa di questo tipo in quanto permette alla persona di sbloccare il circuito reiterato di tentate soluzioni disfunzionali messe in atto per gestire il problema attraverso indicazioni studiate ad hoc per il problema ed in un secondo momento di far costruire alla persona nuovo e più funzionale equilibrio.

Bibliografia
:

Nardone, G., Portelli, C. (2013). Ossessioni, compulsioni, manie. Capirle in tempi brevi. Milano: Ponte alle Grazie.